Vaccinazione Felina

La vaccinazione è stata definita una delle più grandi scoperte mediche mai fatte dall’uomo. La vaccinazione non è solo un atto che protegge il singolo individuo, sia esso animale o uomo, con la vaccinazione proteggiamo tutti, soprattutto i più deboli. Decidere di non vaccinare senza un reale motivo medico è quindi molto grave in quanto la vaccinazione è un fenomeno collettivo e non un atto individuale. Alla base delle mancate vaccinazioni c’è molto spesso una mancata percezione del rischio. La percezione del rischio avviene per lo più a livello incoscio e orienta il comportamento delle persone di fronte alle decisioni da prendere. C’è spesso una discrepanza tra la percezione soggettiva del rischio e la valutazoine oggettiva del pericolo. I medicinali veterinari ad azione immunologica comportano certamente vantaggi ma anche rischi che devono essere soppesati di volta in volta. Benché nella maggior parte dei paesi sviluppati alcune delle principali malattie infettive del cane e del gatto siano divenute rare, anche in quei paesi rimangono sacche geografiche di infezione e possono esserci focolai sporadici di malattia e la situazione dei gattili e dei canili è nettamente diversa da quella degli animali di proprietà. Anche se è difficile avere un quadro preciso, anche nei paesi sviluppati si stima che solo il 30/50% della popolazione degli animali da affezione sia vaccinato e questo valore scende drasticamente nei paesi in via di sviluppo. La recessione economica globale post 2008  ha poi avuto un ulteriore impatto negativo sulla diffusione della prevenzione sanitaria.Il concetto di “immunità di popolazione” e cioè che la vaccinazione è importante non solo per proteggere il singolo soggetto ma anche per ridurre il numero di animali suscettibili nella popolazione di una determinata area stenta a diffondersi. L’immunità di popolazione correlata all’uso di vaccini core che forniscono una DOI (duration of immunity) lunga dipende principalmente dalla percentuale di animali vaccinati e non dal numero di vaccinazioni. Quindi dovrebbe essere fatto di tutto per vaccinare un numero sempre più alto di animali con vaccini core. Un secondo concetto importante è riconoscere che dovremmo mirare a ridurre il carico vaccinale dei singoli animali per minimizzare la possibilità di reazioni avverse riducendo così anche i costi per il proprietario; fondamentale quindi sviluppare linee guida vaccinali basate sull’analisi razionale delle necessità del singolo soggetto. proponendo di considerare i vaccini core e non-core e raccomandando quindi l’utilizzo di vaccini con una durata immunitaria più lunga che permettono di ridurre il numero delle vaccinazioni. Riassumendo quindi è necessario puntare a vaccinare ogni animale con i vaccini core e non debbono essere somministrati più di quanto ritenuto necessario dei vaccini noncore

 

La vaccinazione è per definizione l’immunizzazione attiva di un soggetto sano ottenuta mediante la somministrazione per una qualsivoglia via (parentale, orale o mucosale) di una protezione antigenica costituita da microrganismi interi o frazionati  da loro prodotti, nel tentativo di indurre protezione nei confronti di una determinata malattia infettiva. Il prodotto somministrato stimola nell’ospite una reazione immunitaria specifica che lo aiuterà in futuro nella protezione nei confronti del patogeno verso cui è stato vaccinato. In altre parole si tratta di un trucco volto ad ingannare il sistema immunitario inducendolo a credere di trovarsi di fronte a un’infezione e a reagire di conseguenza. Il vaccino sarà tanto più efficace quanto più assomiglierà al vero aggressore. I tipi di vaccini sono sostanzialmente due: infettivi e non-infettivi. La maggior parte di vaccini infettivi contiene microrganismi attenuati per ridurne la virulenza, e una volta somministrati sono in grado di replicarsi nell’organismo ospiteà causando una blanda infezione che non è la malattia nella quale l’infezione causa danni ai tessuti e conseguentemente una sintomatologia clinica. Somministrati correttamente a un animale immunocompetente, tali vaccini lo proteggono efficacemente e per lungo tempo. Anche alcuni vaccini a vettore ricombinante, cioè un microrganismo vettore vivo che trasporta materiale genetico che codifica per un antigene del patogeno bersaglio, possono essere considerati infettivi. Quando somministrato ad un animale che non ha anticorpi di origine materna, un vaccino infettivo generalmente induce protezione con una singola dose. I vaccini non-infettivi, anche noti come vaccini inattivi, uccisi o spenti, che comprendono anche i vaccini a subunità e quelli a DNA, contengono virus o altri elementi inattivi ma antigeneticamente intatti, oppure un antigene naturale o di sintesi derivato dal microrganismo di interesse, oppure ancora il DNA che può codificare per tale antigene. Gli agenti non infettivi non infettano, non si replicano e non causano danni o segni clinici di malattia infettiva. Necessitano però di coadiuvanti per amplificare la loro potenza e necessitano di dosi multiple per indurre protezione. Generalmente hanno una DOI più breve in confronto a quelli infettivi. Gli adiuvanti migliorano, aiutano, la risposta nei confronti degli antigeni vaccinali somministrati contemporaneamente. Già dai primi anni del secolo scorso sono stati aggiunti a taluni vaccini nel tentativo di migliorare la stimolazione della risposta immunitaria e ancora oggi vengono a volte utilizzati per migliorare l’efficacia di vaccini poco immunogeni. Gli adiuvanti maggiormente utilizzati sono i Sali di alluminio, caratterizzati da una notevole sicurezza e le saponine, glicosidi triterpenoidi estratti da piante con spiccato effetto immunomodulante e in grado di stimolare entrambi i tipi di risposta immunitaria: umorale e cellulo-mediata.

Come riportato in tabella 3, i vaccini core per il gatto sono quelli che proteggono contro le infezioni da virus della paleucopenia felina FPV, herpesvirus felino tipo 1 FHV-1, calicivirus FCV. In alcune nazioni è considerato core il vaccino contro il virus della rabbia. E’ molto importante ricordare che la protezione ricevuta con il vaccino contro FCV e FHV non è pari a quella ricevuta con il vaccino contro la panleucopenia. E’ ancora possibile che animali adulti vaccinati si infettino e si ammalino. Non esiste un vaccino per FHV-1 che protegga contro l’infezione da virus virulento e l’infezione può far si che il virus virulento entri in latenza con la possibilità di riattivarsi durante periodi di forte stress. Il virus riattivato può causare segni clinici nell’animale vaccinato oppure può essere esecreto e infettare animali suscettibili causando in questi la malattia. Si raccomanda quindi una rivaccinazione triennale per gatti a basso rischio e una vaccinazione annuale per gatti che vivono in situazione di alto rischio. Un gatto a basso rischio è quello che vive in casa da solo e non viene in contatto con altri gatti. Un gatto ad alto rischio è quello vive in una casa in cui convivono più gatti o che esce all’aperto. La vaccinazione contro la leucemia felina, FeLV, è oggetto di dibattito. Rientra fra le vaccinazioni non-core purchè comunque lo stile di vita del gatto non lo espongano a rischi elevati. Stesso criterio per quanto riguarda il vaccino contro FIV.

Vaccinazione dei gattini e richiamo a 6 o 12 mesi

La maggior parte dei gattini è protetta dagli MDA nelle prime settimane di vita. Tuttavia senza i test sierologici, il livello di protezione e il momenti in cui il gattino diventerà suscettibile alle infezioni e potrà rispondere alle vaccinazioni sono sconosciuti. In generale, a 8-12 settimane di età gli MDA saranno scesi ad un livello tale da permettere una risposta immunitaria attiva; la raccomandazione è quindi quella di effettuare le vaccinazioni core a partire dalle 6-8 settimane di età e quindi di ripetere la vaccinazione ogni 2-4 settimane fino a 16 settimane o più. In sintesi il numero delle vaccinazioni della prima serie vaccinale dipende dall’età nella quale si inizia la vaccinazione e dall’intervallo scelto. Una parte integrante della vaccinazione core  è il richiamo che tradizionalmente viene eseguito dopo 12 mesi dopo l’ultima vaccinazione della prima serie vaccinale. Lo scopo è assicurare che si sviluppi una risposta immunitaria protettiva in qualsiasi gatto che può non aver risposto a una qualsiasi delle vaccinazioni della prima serie vaccinale. Questo significa che il gattino non ha risposto alla vaccinazione potrebbe non essere protetto fino a che non riceve la vaccinazione a 12 mesi. Questo potrebbe spiegare i casi di malattia infettiva che si sviluppano in alcuni gattini con meno di 12 mesi. Si è quindi valutato che potrebbe essere utile anticipare il c.d. richiamo da 52 a 26 settimane. Per i vaccini core, dopo il richiamo a 26 settimane la successiva vaccinazione core non sarà necessaria per i successivi 3 anni per gatti a basso rischio.

Rivaccinazione dei gatti adulti

I gatti che hanno risposto positivamente alla vaccinazione core con vaccini a virus vivi attenuati mantengono una solida immunità contro FPV mentre l’immunità contro FCV e FHV-1 è solo parziale. Per questo motivo si consiglia di somministrare il vaccino contro FPV ogni 3 anni ma per i gatti a rischio più elevato di contagio come i gatti in allevamento di ripetere annualmente il vaccino per FCV e FHV-1. Non ci sono particolari avvertenze da seguire quando si deve vaccinare un animale di sesso maschile o femminile in condizioni normali anche se gli ormoni possono avere una qualche influenza sulla risposta immunitaria post vaccinazione. La cosa è diversa se si tratta di vaccinare una femmina gravida o in lattazione. In linea generale la vaccinazione (con vaccini infettivi o non infettivi) durante la gravidanza dovrebbe essere sempre evitata per non correre nessun rischio ed evitare potenziali lesioni al feto. Raccomandazioni analoghe valgono per il periodo dell’allattamento, altrettanto delicato. Se ciò non è proprio possibile e la vaccinazione deve essere per forza eseguita (ad esempio per un’epidemia in corso o in caso di vaccinazione obbligatoria per l’espatrio), è assolutamente necessario ricorrere a un vaccino che riporti esplicitamente questa possibilità nel foglietto illustrativo.

Cosa influenza l’efficacia di un vaccino

I vaccini, come è ovvio immaginare, non forniscono una protezione assoluta nei confronti delle malattie né proteggono tutti gli animali allo stesso modo. Il livello e la durata della protezione variano soprattutto in base al vaccino e all’animale da vaccinare ma anche in base alla virulenza del patogeno e alla sua prevalenza. La risposta del sistema immunitario dell’animale può essere compromessa da diversi fattori tra cui condizioni di salute non buone, stato nutrizionale, fattori genetici, terapia concomitante, stress. L’efficacia del vaccino può essere ridotta dalla condizioni di conservazione o di ricostituzione. Il numero delle dosi è un fattore molto importante. Invece non deve essere variata la dose del vaccino in base alla taglia, esiste una dose immunizzante minima indipendente dal peso dell’animale. I fattori legati all’animale sono prevalentemente legati all’età, prima che il sistema immunitario sia perfettamente funzionante e prima che gli anticorpi di derivazione materna siano calati. Ci sono poi soggetti considerati non-responder ovvero immunodepressi il cui sistema immunitario è congenitamente incapace di riconoscere determinati antigeni di campo o vaccinali. Soggetti slow responder sono quelli la cui risposta è più lenta rispetto alla norma. La vaccinazione è per definizione l’esposizione di un organismo sano a microrganismi attenuati o uccisi per cui i vaccini debbono essere somministrati a soggetti sani perché il sistema immunitario anche in questo caso potrebbe non funzionare correttamente. Le interazioni fra nutrizione e immunità sono molteplici e complesse, qualsiasi errore alimentare inteso come eccesso o difetto può indurre una diminuzione della risposta immunitaria. Non ultima problematica è quella legata allo stress. Diversi agenti stressanti possono alterare la risposta alla vaccinazione e una maggiore suscettibilità a diverse patologie infettive. Per finire lo sviluppo di una malattia dipende anche dall’interazione tra un agente patogeno e il livello di immunità dell’animale esposto. Una carica molto elevata o ceppi insolitamente virulenti di un patogeno possono causare malattia in animali che sarebbero stati immuni a cariche inferiori o a ceppi meno virulenti.

Casi particolari

Gli animali in buono stato di salute con malattie croniche ben controllate possono essere vaccinati così come soggetti con neoplasie o FIV e/o FeLV positivi. Si consiglia comunque la titolazione anticorpale per valutare l’effettiva necessità della vaccinazione

Siti di vaccinazione

I vaccini di qualsiasi tipo sono una classe di prodotti iniettabili che è stata collegata alla patogenesi del sarcoma felino al sito di inaculo o sarcoma iniezione-indotto e particolare attenzione viene data alla somministrazione dei vaccini adiuvati contro FeLV e rabbia. Sebbene la patogenesi del sarcoma rimanga non dimostrata, il pensiero corrente è che una reazione infiammatoria cronica lacalizzata dia inizio ad una trasformazione maligna delle cellule mesenchimali e che questo processo abbia una base genetica. Pertanto si consiglia la somministrazione dei vaccini e comunque di qualsiasi farmaco iniettabile in loco diverso da quello intrascapolare dove risulta più difficile intervenire chirurgicamente